Creare siti web con l’AI: metodi a confronto (e a chi conviene)

AI per creare siti web: da Lovable all'IDE, passando per le chat. Quale approccio usare dipende da quanto conosci il codice.

WordPress e l'AI, cover articolo

L’intelligenza artificiale ha cambiato il modo in cui si costruisce un sito web di qualità. Questo è innegabile. Se un paio di anni fa bisognava essere un minimo informati sullo sviluppo web, ormai le cose sono molto semplificate dalla possibilità di chiedere aiuto alle AI.

Ma ci sono diversi modi di farlo, con diversi livelli di controllo e sicurezza, stabilità e rischio completamente differenti.

Se in una fase del tuo percorso in cui ti chiedi come l’AI potrebbe aiutarti con il tuo sito web, questo articolo, spero, ti chiarirà un po’ le idee.

L’AI che genera tutto, il caso Lovable / vibe coding

Lovable è uno degli strumenti più discussi in questo momento. Funziona così: fornisci un prompt, ti costruisce un’intera (web) app: layout, componenti, logica, database. In pochi minuti hai qualcosa che sembra funzionare. Lovable non nasce per fare siti web, ma è una delle cose che puoi fare. Lovable, stando a quanto dicono loro stessi:

Lovable is a full-stack AI development platform for building, iterating on, and deploying web applications using natural language, with real code, security, and enterprise governance.

Fonte: Documentazione Lovable.dev

Ovvero: “Lovable è una piattaforma di sviluppo AI full-stack per la creazione, l’iterazione e la distribuzione di applicazioni web utilizzando il linguaggio naturale, con codice reale, sicurezza e governance aziendale.

Un sito web è un’applicazione web (web app) e quindi si può sviluppare con Lovable. E proprio qui sta il problema.

Nelle mani giuste: per uno sviluppatore che sa leggere il codice generato, valutarne la struttura, identificare vulnerabilità, allora Lovable può essere un acceleratore serio. Si può arrivare a un prototipo funzionante in un decimo del tempo normalmente necessario.

Nelle mani sbagliate, ovvero per chi non ha esperienza di sviluppo, il risultato è un sito che sembra funzionare ma che nasconde problemi di sicurezza, performance e manutenibilità che emergono solo dopo, spesso nel momento peggiore, quando il danno è fatto e tutti i pagamenti non sono mai stati processati o quando i dati dei tuoi cliente sono stati letti da altri per mesi.

Il codice generato da questi strumenti non è automaticamente sicuro. Lovable non gestisce i permessi in modo corretto di default. Non segue best practice di sanitizzazione degli input. Non sa nulla del tuo contesto specifico. Insomma, non è la scelta migliore se hai un’idea di business e hai bisogno di un sito web. Ma anche a logica è semplice: Lovable NON È uno strumento fatto per costruire siti web.

Se non sai cosa stai guardando, non puoi nemmeno accorgerti del problema. Spero sarai d’accordo con me. Se non lo fossi, lasciami un commento qui, oppure su discord per aprire una discussione a riguardo.

Usare l’AI via interfaccia web: ChatGPT, Claude e simili

Il secondo approccio è più accessibile e probabilmente quello che già usi per molte altre cose: aprire una chat, descrivere quello che ti serve, ricevere suggerimenti, snippet di codice, spiegazioni. Questo approccio ti lascia l’azione nelle mani. Sei sempre tu che fai le cose e potresti anche imparare qualcosa nel farlo! Puoi chiedere suggerimenti all’AI se non sei sicurə di come procedere e poi procedere con il progetto.

Funziona bene per:

  • risolvere problemi specifici (“come aggiungo il tempo di lettura per i miei articoli su WordPress?”)
  • capire un errore che non riesci a interpretare
  • generare blocchi di codice da incollare e adattare
  • fare brainstorming su struttura e architettura del sito

Il limite è che il contesto è limitato. La chat non conosce il tuo progetto, la tua versione di PHP, i plugin che hai attivi, il tema che stai usando. Ogni risposta è generica finché non gliela rendi specifica tu, e questo richiede saper fare le domande giuste (prompt engineering).

Certo, puoi usare le funzionalità “Progetti” di Claude o ChatGPT, ma comunque a un certo punto ti accorgerai che “si scorda le cose”.

Tuttavia, è un ottimo strumento di supporto. Non è un sostituto della competenza tecnica, anzi, potresti anche fartela la competenza tecnica in questo modo.

Inoltre, finisci per usare uno strumento pensato per costruire siti come WordPress e non uno strumento che nasce con finalità differenti.

L’AI nell’IDE: il vero salto di qualità

Il terzo e più potente metodo per chi sviluppa è usare l’AI direttamente dentro il proprio ambiente di lavoro, come VS Code con GitHub Copilot, Cursor, Claude Code e strumenti simili.

Qui la differenza è sostanziale: l’AI ha accesso al tuo codice reale, suggerisce completamenti contestualizzati, può modificare file interi, refactoring incluso. Non stai più facendo copia-incolla da una chat. L’AI lavora con te sul progetto. Questo permette all’AI di vedere cose che magari ti sono sfuggite tra un file e l’altro. Certo, in questo caso si da per scontato che tu voglia lavorare sul sito WordPress a livello di codice.

Per lo sviluppo WordPress questo significa poter personalizzare functions.php, creare nuovi blocchi Gutenberg custom, scrivere query WP_Query complesse o integrare REST API con un supporto attivo e contestuale. Il tutto, se monti la cartella dell’host in locale, anche in tempo reale.

Il punto critico rimane lo stesso della prima soluzione: devi capire quello che l’AI sta facendo e cosa scrive. Non per sfiducia, ma per responsabilità. Il codice che vai in produzione è tuo. Tua la firma in fondo al sito.

Personalmente uso questo approccio per alcune cose e per altre uso semplicemente le chat di Claude.

L’AI per i contenuti: un caso a parte

Fin qui abbiamo parlato di sviluppo. Ma l’AI entra nel mondo WordPress anche da un’altra porta, completamente separata: la produzione di contenuti.

Testi per le pagine, articoli del blog, meta description, alt tag delle immagini, traduzioni, riformulazioni di frasi farraginose, tutto questo oggi si genera (o si assiste a generare) con AI. Qui il discorso cambia rispetto allo sviluppo.

Non c’è codice che può rompersi in produzione. Il rischio non è più tecnico ma è editoriale.

Il problema principale di affidarsi ciecamente all’AI per i contenuti è che il risultato tende ad essere generico, anonimo, intercambiabile. l’AI non sa chi sei, qual è il tuo tono, cosa ti differenzia dalla concorrenza, perché i tuoi lettori ti seguono. Produce testo che suona corretto ma non suona tuo. Certo, puoi usare la memoria dello strumento, ma ha un limite e soprattutto richiede competenze di prompt engineering per avere risultati di buona qualità.

Dopo queste doverose premesse, usato bene è un acceleratore reale. Funziona soprattutto per:

  • Strutturare una bozza a partire da appunti o scalette che hai già in testa
  • Riscrivere e migliorare testi esistenti, per esempi per correggere tono, densità, chiarezza
  • Generare varianti per titoli, CTA, oggetti di email, descrizioni prodotti, etc.
  • Ottimizzare per SEO, integrare keyword, riformulare headings, completare meta tag

L’approccio che funziona è ibrido: tu porti la direzione, l’angolo, le idee originali. L’AI aiuta a sviluppare, sistemare, velocizzare. Il risultato finale deve passare sempre per una tua revisione, non solo per qualità, ma perché sei tu che ci metti la faccia. Attenzione a cosa pubblichi sul tuo sito!

Un’avvertenza pratica: se gestisci siti per clienti, fai attenzione ai contenuti 100% AI che pubblichi senza revisione. Google non li penalizza per il fatto che siano generati da AI, ma li penalizza se sono di scarsa qualità o duplicati, che è esattamente quello che ottieni quando si usa l’AI in modo pigro.

Quale fa al caso tuo?

In questa tabella ti riporto quali sono per me i suggerimenti di utilizzo in base al tuo livello di esperienza nello sviluppo di un sito web. Di generazione di contenuti ne parliamo sotto alla tabella.

LivelloMetodo consigliato
Nessuna esperienza di sviluppoNessuno dei tre, per ora
Primi passi con HTML/CSS/PHPChat con AI + molta lettura del codice generato
Sviluppatore con esperienzaIDE con AI integrata
Sviluppatore seniorTutti e tre, con consapevolezza dei limiti

Far scrivere codice all’AI è rapido, spesso sorprendente, e può sembrare magia. Ma la magia finisce quando qualcosa si rompe in produzione e non sai dove mettere le mani.

L’AI è uno strumento che amplifica le tue capacità esistenti, non le sostituisce. Se sai cosa stai facendo, ti fa andare più veloce. Se non lo sai, ti fa fare errori più velocemente.

Generare contenuti con l’AI

Come detto anche prima, usare l’AI per generare contenuti è veloce, ti permette di creare molti contenuti in poco tempo. Tuttavia, il più delle volte, quella che ne risente è la qualità, e Google ci sta particolarmente attento alla qualità.

Il mio consiglio, sempre, è di usare l’AI per le fasi iniziali della scrittura e poi proseguire in autonomia. I contenuti non devono essere solo ben fatti, ma anche utili, altrimenti i tuoi utenti non li leggono e Google lo sa e ti penalizza.

WordPress e l’AI: il tema del prossimo webinar

Questi temi li approfondiremo insieme nel webinar di marzo: “WordPress e l’AI: nuovi strumenti, workflow e mentalità”.

Vedremo concretamente come usare l’AI affiancata a WordPress in modo professionale. Non ci affideremo ciecamente a quanto generato, ma nemmeno ignoreremo gli strumenti che possono davvero accelerare la nascita e mantenimento di un sito web.

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